Eccomi quà con la continuazione...
Dopo i Mondiali di Edmonton, dove sedici anni prima aveva vinto l'oro jumiores e preso per mano un ragazzo italiano che era troppo timido per invitarla a ballare e che sarebbe diventato suo marito, ha staccato la spina. "Desideravo dedicarmi a me stessa come donna e come moglie nella nuova casa di Calenzano. Desideravo mettere al mondo un piccolo Iapichino".
Adesso che la Iapichina è arrivata, che il dolore delparto si è sciolto nei meandri della memoria, adesso che il senso di pesantezza che l'ha accompagnata per nove mesi è svanito nella gioia della maternità, Fiona ammette che era già in gara molto prima dell'estate olimpica.
Di notte sognava lo stadio, la prova del lungo, saltava e risaltava nella buca della sabbia durante i suoi meravigliosi viaggi onirici con accanto Larissa.
La sua vita è cambiata. Durante la gravidanza ha inevitabilmente perso la forza esplosiva, quell'innata capacità di contrazione dei muscoli che le ha permesso di vincere due argenti olimpici, due ori, un argento e un bronzo mondiali, un argento e un bronzo europei. Dagli Europei di Helsinki '94 è sempre salita sul podio.
A sydney un'altra mamma con le molle nelle gambe, l'immensa Heike Drechsler, oro nel salto in lungo ai Giochi 2000, le ha passato il testimone. Dopo la gara ha abbracciato Fiona in lacrime: "Ho vinto e ora posso ritirarmi", le ha sussurrato, "lascio a te il mio regno".
Dalla nascita della figlia anche la soddisfazione del podio ha un altro sapore. "Lo devo a lei, questo è certo". La sua giornata è cambiata: "Larissa dorme tutta la notte, si sveglia alle 7, le dò da mangiare e la cambio. E la sera andiamo a letto insieme, intorno alle nove". Vita da mamma, prima ancora che vita da atleta.
Non allatta più ("Sono passata al latte artificiale") e se non fosse per il tono muscolare, allentato dall'inattività e ricreato con duri allenamenti alla scuola nazionale di Formia, Fiona non si sarebbe nemmeno accorta di essere rimasta ferma: "Nei nove mesi di gravidanza ero ingrassata quindici chili". Smaltiti in un salto.
Larissa ha avuto il merito di addolcire il fisico e il carattere di Fiona. Sentir crescere una creatura dentro di sè ha avuto l'effetto di un'illuminazione. Dall'interno. "Ora mi sento migliore come donna e come atleta". Persino l'approccio alla gara si è trasformato: "A volte, in passato, quando ero in pedana non mi sentivo tranquilla, stavo troppo attenta a cosa facevano le avversarie con il rischio di disperdere la mia concentrazione".
Dicono che ha un caratteraccio, che quando si mette in testa una cosa è impossibile farle canbiare idea. "Sono fatta così". Sussurrano che quando Fiona dice "adesso si fà a modo mio", apriti cielo, è l'inizio della fine. Ma, spesso, anche delle medaglie. "Alla vigilia di una gara sono fredda, distante. Non ho voglia di parlare, non ho nullada dire. Devo stare bene io, anche a costo di apparire antipatica o maleducata. C'è chi ci rimane male, ma con i miei metodi i risultati arrivano".
Con il parto qualcosa si è mosso, ed è bellissimo individuare il movimento di quel qualcosa che non ha nome nè definizione. E' un potere sottile, una vibrazione impalpabile ma netta: "Ora mi sento più forte e più completa. Più sicura dei miei mezzi. Quando salto ho addirittura la sensazione di avere più sensibilità, mi sento più lucida".
Il miracolo di Larissa è compiuto.
FONTE "OLIMPIA" di Gaia Piccardi - Gallucci Edotore